DOMANDE E RISPOSTE
CHE COS’E’ IL KEN ZEN DOJO SHIN HO KAN?
E’ un gruppo di persone che si sono incontrate, per un caso che non è
casuale, e fanno insieme GYO; di Ken e Zen.
COSA VUOL DIRE “GYO”?
E’ un ideogramma giapponese che si scrive così:
(disegno 1)
e si legge “IKU” cioè “andare”.
Ogni ideogramma però può essere letto in diversi modi, ciascuno dei
quali assume significati diversi. La lettura “GYO” forse significa un
procedere, un’evoluzione, un percorso di formazione personale.
Un significato probabilmente simile a quello dell’ideogramma
(disegno 2)
che si legge “DO” (“Via”) ed entra nelle parole usate ad indicare
discipline orientali come KENDO, IAIDO, JUDO ecc.
DOJO vuol dire “luogo della Via” vale a dire un luogo dove si fa GYO.
E QUINDI E’ UN DOJO DI ARTI MARZIALI?
Non è semplicemente questo. E’ un luogo aperto anche a chi
non pratica “arti marziali” nel senso che viene comunemente
dato a questo termine.
GYO si può fare in tanti modi e non è tanto l’attività in sé ad
essere importante, quanto il “come”.
Anche cucinare, o pitturare una parete, liberare dei pesci
in un laghetto, organizzare un viaggio o qualsiasi altra cosa
può diventare GYO. Viceversa si può stare per ore e ore seduti
a meditare, o allenarsi per anni nelle “arti marziali” senza
minimamente fare GYO
E DOVE STA LA DIFFERENZA?
Per spiegarlo bisognerebbe averlo compreso veramente
fino in fondo, con il corpo e l’animo. Però una cosa è chiara,
e cioè che la differenza sta nel nostro atteggiamento.
Forse è più facile dire che cosa “non” è GYO.
Non è GYO lavorare per il proprio tornaconto. Vogliamo partire
da un punto di vista più ampio, cercare un modo di agire che serva
alla felicità di altri: questo diventa un bene anche per noi,
in quanto ci fa crescere.
Non è GYO fare le cose a casaccio, magari dando la colpa agli altri
se non riusciamo a farle funzionare. Vogliamo assumerci la piena
responsabilità delle nostre azioni: diventare capaci di prepararle
con cura, eseguirle pienamente e concluderle senza negligenza.
Queste tre fasi (DANDORI, SHINKEN e ZANSHIN) sono importanti,
qualunque sia la cosa che stiamo facendo.
Non è GYO rimanere attaccati in eterno alle proprie opinioni, a
quello che si è fatto, a ciò che è stato fino a quel momento
il proprio modo di sentire o di agire.
GYO ci richiede di aprirci, prima di tutto al Maestro che seguiamo.
Solo se impariamo ad aprirci saremo in grado di vedere veramente, o
sentire, gustare, odorare, toccare senza che ai nostri cinque sensi
si sovrappongano delle idee preconcette o dei pensieri.
IL PENSIERO E’ DANNOSO? E PERCHE’?
Quando stiamo pensando a qualche cosa, non riusciamo più a cogliere
l’attimo presente. Finiamo per sovrapporre, a ciò che i nostri sensi
incontrano, il pensiero delle cose che già conosciamo.
Così ci sfuggono le differenze: vale a dire, proprio le cose interessanti
e cioè quelle che ancora non conosciamo, che rappresentano per noi
la possibilità di evolvere.
MA SE QUESO E’ GYO, ALLORA LO SI PUO’ FARE DAPPERTUTTO!
CHE BISOGNO C’E’ DI FREQUENTARE IL DOJO?
Proprio così: lo si può fare dappertutto… però nessuno lo fa mai!
Ogni essere umano è condizionato dall’ambiente in cui vive. Per cui
se siamo circondati da persone che pensano al loro utile, al denaro o
alle ambizioni o a parlar male degli altri o a divagarsi, anche noi ci
faremo prendere facilmente e inseguiremo tutto ciò.
Per fare GYO bisogna uscire da questi condizionamenti. Ma da soli
è difficilissimo. Troviamo sempre mille scuse per rimandare a domani
ciò che potremmo fare oggi, anche subito se ne avessimo il coraggio.
Per poter fare GYO dobbiamo metterci in un ambiente adatto.
Prima di tutto cercare un Maestro capace di aiutarci ad abbattere
le nostre resistenze, e di farci da esempio.
E poi avere dei compagni, che come noi stanno provando ad aprirsi:
confrontarci con loro, incoraggiarci e stimolarci a vicenda.
“Neppure un pezzo di legno brucia bene da solo.”
In un ambiente propizio, è più facile che emergano aspetti
nuovi di noi stessi. Questo talvolta accade all’improvviso durante
o dopo una Sesshin, quando siamo rientrati nella vita quotidiana.
CHE COS’E’ UNA SESSHIN?
In giapponese si scrive così:
(disegno 3)
Il secondo ideogramma, “SHIN” si legge anche “kokoro” e significa
“cuore”. Non in senso sentimentale, ma più probabilmente, nel senso
della parte istintiva del proprio essere. La parte di noi che è ancora
più vicina al modo di essere degli animali o dei bambini piccoli.
“SESSURU” (primo ideogramma) significa “toccare, sfiorare”.
SESSHIN perciò vuol dire forse: entrare in contatto con la parte più
vera di noi stessi, del nostro corpo ed animo.
MA IN CONCRETO, CHE E’? COME SI SVOLGE?
Per averne un’idea, non c’è che un modo: partecipare a una Sesshin.
COME SI FA?
(riferimenti aree specifiche)
Ma adesso basta con le domande.
ANCORA UNA… PERCHE’ CI SONO TANTE PAROLE GIAPPONESI?
Lo Zen è nato in India più di 2500 anni fa. Dall’India è stato tramandato
in Cina e quindi in Giappone, dove ha una tradizione millenaria.
Kenjutsu e Kend?, invece, si sono sviluppati in Giappone. Esiste una
terminologia specifica, creata da generazioni di Maestri.
Le stesse cose si potrebbero dire in italiano, ma non esistono parole
che esprimano proprio gli stessi concetti: bisognerebbe crearle.
Magari prima o poi ci arriveremo.
Tradurre in un’altra lingua le parole del GYO, non è una cosa che
si possa fare con il dizionario. Se si ha la presunzione di fare questo
magari si coglierà un aspetto, ma tralasciandone altri (quelli che
sono nascosti dietro le parole). Noi non vogliamo farlo. Non vogliamo
ridurre alle dimensioni del nostro pensiero, ancora non evoluto,
tradizioni millenarie che sono patrimonio spirituale dell’umanità.
Abbiamo scelto di mantenere le parole originali, aggiungendo
eventualmente una spiegazione che però non va oltre il livello di
“io ho capito così”!
Le parole sono solo degli strumenti. Cerchiamo di usarle in modo preciso,
ma non ha senso attaccarsi ad esse: GYOè un’esperienza.
Solo chi fa quell’esperienza, potrà capire anche le parole.
